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Impresa Familiare - Articolo 230 bis codice civile

CODICE CIVILE

Sezione VI: Dell'impresa familiare [230-bis]

Articolo 230 bis
Impresa familiare

Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità alla qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa stessa. I familiari partecipanti all'impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la potestà su di essi (315 e seguenti).
Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell'uomo (36, 37 Costit).
Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo (c.c. 74, 76, 76, 77, 78); per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo.
Il diritto di partecipazione di cui al primo comma è intrasferibile, salvo che il trasferimento avvenga a favore di familiari indicati nel comma precedente col consenso di tutti i partecipi (2284, 2322, 2469, 2530, 2534). Esso può essere liquidato in danaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del lavoro, ed altresì in caso di alienazione dell'azienda. Il pagamento può avvenire in più annualità, determinate, in difetto di accordo, dal giudice (2289).
In caso di divisione ereditaria (713 e seguenti) o di trasferimento dell'azienda i partecipi di cui al primo comma hanno diritto di prelazione sull'azienda (2557 e seguenti). Si applica, nei limiti in cui è compatibile, la disposizione dell'art. 732.
Le comunioni tacite familiari nell'esercizio dell'agricoltura (2140) sono regolate dagli usi che non contrastino con le precedenti norme (2882, 2094, 2251 e seguenti, 2427).

 

 

Chiarimento a cura della redazione:


Il Concetto di Impresa familiare è limitato ad una cerchia ben determinata di familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado), di conseguenza s’intende:

a. il coniuge;
b. i parenti entro il terzo grado, cioè:
    - in linea diretta: genitori, figli, nonni, nipoti, pronipoti;
    - in linea collaterale: zii, fratelli, nipoti;
c. gli affini entro il secondo grado, cioè:
    - suoceri, generi, nuore, cognati.

Il riferimento alla famiglia non implica necessariamente la convivenza.

 
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